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Thursday, February 04, 2010

Fatti, voci di corridoio
La rivelazione sullo scambio di email e documenti a Copenaghen

Global Warming Is Frozen Over

Whether or not the groundhog sees his shadow on Feb. 2, there's no denying that January put into a deep freeze the claims of crisis by global warming alarmists. Frigid temperatures destroyed fruit and coral in Florida, and snow fell on Al Gore's palatial home in normally warmer Tennessee.

The 20,000 delegates and journalists who gathered in Copenhagen to discuss climate change had to spend some of their energy hiding their embarrassment about the revelation of emails and documents from the Climate Research Unit, which is an official collaborator of the U.N. Intergovernmental Panel on Climate Change...

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Climate change emails between scientists reveal flaws in peer review. A close reading of the hacked emails exposes the real process of science, its jealousies and tribalism... espone il processo reale della scienza, le sue gelosie, il tribalismo...

Enlisting a drug discovery technique in the battle against global warming
Carbon dioxide from industrial smokestacks could be captured with eco-friendly proteins developed with a technique long used to discover new medicines. Inascoltata una nuova tecnica nella scoperta di nuovi farmaci nella battaglia contro il riscaldamento globale...

Tuesday, October 13, 2009

Nonostante le previsioni dell'Ipcc (The Intergovernmental Panel on Climate Change) trovino delle difficolta nell'essere messe in discussione, c'è qualcuno nel mondo che sta fremendo di raccontare alla comunità scientifica internazionale cosa ci sia di vero dietro il famigerato global warming. Egli sosterrà le sue convinzioni in una conferenza che si terrà a Londra alla fine del mese.

Piers Corbyn, uno scienziato del Weatheraction, una società specializzata in previsioni meteorologiche a lungo raggio, sostiene, invece, che l'impatto solare di particelle rilasciate dal sole è molto più consistente di quanto sia attualmente accettato, tanto che, secondo lui, sono quasi interamente responsabili di quanto accade alle temperature globali.

Se rivelata corretta, questo potrebbe rivoluzionare l'intero argomento.

Quello che è veramente interessante in questo momento è ciò che sta accadendo ai nostri oceani. Essi sono
grandi accumulatori termici e secondo una ricerca condotta lo scorso novembre dal professor Don Easterbrook del Western Washington University, gli oceani e le temperature globali sono correlati. Gli oceani, ha detto lo studioso, hanno un ciclo in cui scaldano e si raffreddano periodicamente. La più importante di queste oscillazioni è quella decennale del PDO (Pacific Decadal Oscillation), è un anomalia che si riscontra sulle superfici oceaniche che toccano la costa ovest del nord America. Un fenomeno come El Niño e la Nina, solo che queste ultime due hanno durata stagionale o al massimo annuale, mentre la PDO che sia negativa (più fredda) o positiva (più calda), ha una durata variabile dai 20 -30 anni. Per gran parte degli anni 80 e degli anni 90, era in una fase positiva, e le osservazioni hanno rivelato che le temperature globali si erano riscaldate. Ma negli ultimi anni ha perso il suo calore e di recente ha iniziato a raffreddarsi.
Questi cicli nel passato hanno avuto la durata di circa 30 anni.

Secondo il controverso meteorologo
Piers Corbyn, il cambiamento climatico è un' "arma di tassazione di massa". "Tutti i partiti politici desiderano utilizzare il cambiamento climatico come una scusa per aumentare le tasse", ha aggiunto. "Inoltre è una tattica per le potenze occidentali per controllare l'offerta mondiale di energia."

Secondo molti scettici è improbabile che le temperature raggiungano altezze vertiginose, come quelle del 1998, l'anno più caldo mai registrato a livello mondiale. In effetti, per gli ultimi 11 anni nessun aumento delle temperature globali è stato osservato. È possibile invece, osservano, che a causa dell'oceano e dei cicli solari sarà più probabile un Global cooling.

Fonte: il professor €chos.blogspot.com
Immagine: www.rotharmy.com

Sunday, August 30, 2009

Thermopolis, la campagna nell'estate del 2009.

La campagna mira a contribuire a migliorare la nostra comprensione delle isole di calore urbane e la previsione delle temperature.

L'immagine, scattata con una fotocamera termica, mostra il Partenone sull'Acropoli di Atene in Grecia. Le superfici delle lastre più calde sono rappresentate dai colori brillanti.

Questi dati, combinati con le misure rilevate da aerei e satelliti, promettono di migliorare le isole di calore urbane.

Immagine: www.physorg.com/
Scientists have just completed an unprecedented journey into the vast and little-explored "Great Pacific Ocean Garbage Patch."

On the Scripps Environmental Accumulation of Plastic Expedition (SEAPLEX), researchers got the first detailed view of plastic debris floating in a remote ocean region.

The Scripps research vessel (R/V) New Horizon left its San Diego homeport on August 2, 2009.

Da quando sono partiti dal porto di San Diego il 2 agosto 2009, a bordo della nave oceanografica denominata Seaplex (Scripps Environmental Accumulation of Plastic Expedition), per fare un sopraluogo nel Great Pacific Ocean Garbage Patch, gli scienziati hanno appena concluso un viaggio senza precedenti nella vasta e inesplorata isola di plastica che galleggia a 1000 miglia dalle coste californiane, potendo così vedere nei dettagli il tipo dei residui di plastica trasportati dal vortice del North Pacific Ocean Gyre, esaminando la distribuzione di plastica, la sua abbondanza, prelevando campioni per l'analisi in laboratorio e per valutare gli effetti di residui sulla vita marina

La spedizione è stata condotta da giovani laureati riuniti in un team dello Scripps Institution of Oceanography (SIO), supportata, inoltre, dalla University of California Ship Funds, the National Science Foundation (NSF) and Project Kaisei.
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Global Warming Is A Medical Emergency
Stiamo iniziando a vedere un impatto sempre più forte del global warming sulla salute. Il cambiamento climatico è la più grande minaccia sanitaria globale del 21 ° secolo ed attualmente contribuisce a diffondere la febbre dengue in 28 Stati.
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Saturday, August 08, 2009

Il global warming è ormai una realtà preoccupante. C'è molta più aria calda dovuta principalmente al riscaldamento globale, causata dal galoppante aumento delle emissioni di anidride carbonica, nonchè dalla noncuranza di molte nazioni che hanno modificato gravemente i modelli meteorologici di tutto il mondo.

Il previsto vertice sul clima che si terrà in dicembre a Copenhagen, dove si discuterà sui cambiamenti climatici e delle regole del post Trattato di Kyoto, sinora, nelle riunioni preparatorie che si stanno allestendo un po' ovunque su entrambi gli emisferi, sembra non promettere nulla di buono.

Il due giorni del 40° Forum delle isole del Pacifico (atolli, arcipelaghi ed isole), tenutosi in questi giorni, preceduto da un incontro dei Smaller island states, decisi a premere su Australia e Nuova Zelanda perché accettino di ridurre le loro emissioni di gas serra del 45% entro il 2020 e dell'85% entro il 2050, è stato tenuto a battesimo con il benvenuto degli aborigeni della regione di Cairns (Australia del nord) ai leader rappresentanti dei 15 Stati membri del Pacific Islands Forum.

Dopo il discorso d'introduzione di Toke Talagi, presidente uscente del Forum, al quale succederà il premier australiano Kevin Rudd, il summit si è trasformato subito in un avvilente resoconto della dura realtà che si respira nelle economie dei membr lì presenti.

"L'inizio della crisi finanziaria globale ha imposto alla regione una nuova sfida per i nostri governi e la nostra gente", ha detto Talagi, presidente del Forum. "Ciò è una crisi con implicazioni potenzialmente devastanti per la nostra prosperità nazionale e regionale, visto che le fondamenta delle nostre economie, tra cui la capacità di generare entrate, sono stati colpite duramente", ha proseguito il Presidente, il quale contemporaneamente è anche premier di Niue, un'isoletta di appena 259 km² ad est di Tonga, nel sud dell'Oceano Pacifico.

Affermando che tutti sono coscienti delle difficoltà che hanno i Paesi sviluppati a rispettare i cambiamenti necessari, Talagi ha così esortato i convenuti del Sis a tenere duro sulle emissioni di gas serra e promuovere il loro punto di vista circa il cambiamento climatico.

Il Sis comprende minuscoli Stati (Nauru, Tuvalu, Kiribati, Isole Cook, Niue, Palau e Isole Marshall) che rischiano di essere fagocitati dall'Oceano che si innalza sotto l'effetto del cambiamento climatico.

Al Forum non hanno partecipato le isole Figi, assenti per motivi di carattere politico-militare. Da 22 anni l’arcipelago è attraversato da continue tensioni politiche che hanno generato ben quattro colpi di stato. A gennaio, i rappresentati dei 16 paesi del Forum del Pacifico avevano chiesto al governo delle Figi di organizzare elezioni legislative entro la fine del 2009 e minacciato, in caso contrario, di sospendere la nazione dall’organismo regionale.

Alla gente delle Figi Toke Talagi ha detto che debbono essere loro a contestare le regole antidemocratiche del regime militare e ripristinare la democrazia. Ma debbono essere capaci di assumersi la responsabilità per il bene e il futuro del paese e dei loro figli

Con questi preliminari, di certo il vertice sul clima che verrà... avrà molto da lavorare!

fonte: il professor €chos
Immagine: wikimedia.org

Monday, July 06, 2009


Il rischio della desertificazione

In Africa il 73% delle terre aride e coltivate è a grave rischio di desertificazione; in Italia a rischio sarebbe il 21% del territorio. Sono alcuni dei dati emersi in occasione della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità. Mancanza d'acqua, temperature elevate e mutamenti climatici sono tra le principali cause che contribuiscono alla desertificazione.


Wednesday, July 01, 2009

Nella cittadina tedesca di Lunen, poco distante da Dortmund, grazie ad una rete di cogeneratori e a un sistema di teleriscaldamento, il biogas da scarti agricoli fornirà elettricità e calore a 26mila abitazioni. E' questo un esempio di come questa fonte energetica pulita può integrarsi nell'ambiente urbano, sfruttando appieno i vantaggi della cogenerazione attraverso il teleriscaldamento

E' la prima volta che il biogas, considerato la fonte rinnovabile rurale per antonomasia, viene utlilizzato per produrre elettricità in città. Tutto ciò consentirà di ridurre l'inquinamento ambientale e quindi l'effetto serra.

Fonte: qualenergia.it

Tuesday, June 30, 2009

L’Ame­rica di Barak Obama svolta pagina
e
dà il via a una rivoluzione, che affronta il problema del global warming, cambiando il modo in cui la prima econo­mia del mondo produce e usa energia.

"Un passo coraggioso e ne­cessario, che contiene la pro­messa di creare una nuova in­dustria e milioni di posti di la­voro", ha detto il presidente Obama, ricordando che la leg­ge, se approvata dalla Camera Alta, "renderà finalmente l’energia pulita la forma più conveniente di energia".
L’American Clean Energy and Security Act pone l’obietti­vo di ridurre del 17% entro il 2020 (usando come base i valo­ri del 2005) le emissioni di Co2 nell’atmosfera. Al suo centro è un meccanismo di «cap and trade», che fissa il tetto globale dei gas serra consentiti, ma consente a industrie, centrali e altri operatori di comprare e vendere i cosiddetti «permessi d’inquinamento». Un numero limitato di questi ultimi verrà istituito dal governo e in parte distribuito gratuitamente in base a criteri, fissati dal Con­gressional Budget Office. Il tet­to alle emissioni verrà abbassa­to progressivamente negli an­ni, rendendo più caro acquista­re i permessi e presumibilmen­te costringendo le industrie a investire su energie rinnovabi­li (solare, eolica e geotermale) o più pulite, come la nuova ge­nerazione di reattori nucleari o il carbone che non inquina. Se­condo il Congresso, la nuova legge costerà in media al con­sumatore americano 175 dolla­ri l’anno. Non è stato facile per la Casa Bianca farla passare. Giovedì mattina, Rahm Emmanuel, ca­po dello staff e vero stratega di Obama, aveva ammesso a un breakfast con un gruppo di giornalisti che «i voti non ci so­no ». Ma nelle 24 ore successive, sotto la regia sua e della Spe­aker Nancy Pelosi, il lavorio è stato frenetico. I numeri del te­sto sono stati modificati al ri­basso. Obama ha trascorso ore al telefono per convincere uno per uno i deputati riluttanti e molti di loro sono stati corteg­giati perfino con un invito al­l’Iuau, la prima festa hawaiia­na organizzata dalla first fami­ly giovedì sera nel South Lawn della Casa Bianca. Alla fine il successo è arriva­to, sia pur sudato e di misura: per 8 repubblicani che hanno votato con la maggioranza, ci sono stati ben 44 democratici che hanno detto no. Una varie­gata ribellione interna, dove si sono ritrovati insieme chi osteggia la legge temendo che possa alienare voti nelle regio­ni agricole o dell’industria tra­dizionale e chi invece la consi­dera troppo timida. E anche gli ambientalisti hanno chiesto una legge più dura contro gli inquinatori e le industrie. Le difficoltà del primo osta­colo annunciano un’altra, dura battaglia al Senato, dove ai de­mocratici mancano 2 dei 60 vo­ti necessari per evitare l’ostru­zionismo, ma dove le linee di­visorie sull’ambiente sono an­che molto trasversali.

Articolo scritto da Paolo Valentino by
corriere.it

Immagine: www.ecosilly.com